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Perché sosteniamo la lotta del popolo colombiano?

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da www.piazzafoglia.it

La Colombia vive un conflitto sociale, politico e armato da decenni, che si origina fondamentalmente dalla storica chiusura violenta, che l'oligarchia ha imposto, degli spazi di agibilità politica e rivendicazione democratica dei movimenti popolari. Esclusione a sua volta funzionale al mantenimento di un ordine economico profondamente ingiusto e diseguale.



A fronte delle immense ricchezze in termini di combustibili fossili, metalli, pietre preziose, riserve di acqua dolce e biodiversità, quasi la metà della popolazione di 46 milioni di abitanti soffre la fame. Almeno il 68 % delle famiglie colombiane vive al di sotto della soglia di povertà (1).

Il paese possiede il record di oltre 5 milioni di sfollati interni (2), quasi altrettanti profughi verso il vicino Venezuela, e del maggior numero di sindacalisti assassinati ogni anno nel mondo (3). La repressione dei movimenti popolari, solo nel corso degli ultimi anni,  ha comportato la detenzione di oltre 10.000 prigionieri politici e di coscienza, vittime di grotteschi abusi giudiziari volti a far tacere ogni voce di reale opposizione al governo. I militanti dei partiti e dei movimenti di opposizione, ma anche giornalisti, insegnanti, leader comunitari, sono perseguitati dal terrorismo di Stato e trucidati a migliaia dai paramilitari, cui viene demandato il lavoro sporco del sicariato.

Ogni anno in Colombia vi sono più morti e desaparecidos per ragioni politiche di quanti furono martirizzati durante l'intera dittatura militare di Pinochet in Cile.

È in questo contesto che nascono e si sviluppano le diverse guerriglie del paese.

A causa del suo ruolo continentale, vitale per gli interessi di Washington, di paese cerniera fra i due oceani, situato in posizione strategica per il controllo delle vicine fonti energetiche venezuelane, la Colombia è sempre stata considerata “imperdibile” dagli USA. Per questo gli Stati Uniti hanno storicamente inventato e sostenuto la guerra sporca controinsorgente, che mira a fare terra bruciata intorno alla guerriglia, distruggendo tutte le organizzazioni popolari che in quanto tali sono considerate delle fucine di guerriglieri. Tale tattica è stata incrementata ulteriormente con tutto il peso dei milioni di dollari del Plan Colombia, armi, tecnologia, addestramento militare, a sostegno della più sanguinaria e spietata oligarchia del continente.

Il governo del paese è composto da esponenti di tale oligarchia, siano essi appartenenti a famiglie storicamente legate all'aristocrazia finanziaria, come l'attuale presidente Santos, o latifondisti e narcotrafficanti come il suo predecessore, Uribe. Tutti loro hanno utilizzato gruppi paramilitari e ne hanno garantito l'impunità. La migliore manodopera per multinazionali e latifondisti, protagonisti della grande spoliazione delle terre a danno dei contadini.

E' fuori di dubbio che, pur nella sua eccezionalità, la Colombia non sia l'unico paese al mondo che reprime i movimenti popolari e in cui la distribuzione della ricchezza sia disomogenea.

L'opposizione alle politiche neocoloniali è diffusa in tutto il globo, ma le due principali regioni sono l'America Latina, che vive da almeno un ventennio un profondo rinnovamento politico, economico e sociale, il quale ha complessivamente ridotto l’effetto “cortile di casa” degli Stati Uniti; e il Medio Oriente, teatro della decennale lotta palestinese contro l’occupazione militare, oltre a quella contro le false lotte confessionali, figlie della logica imperialista del divide et impera.

D'altro canto la Colombia rappresenta il luogo in cui le contraddizioni del continente latino sono più acute, e il progetto politico per la liberazione della Colombia dal giogo coloniale rappresenta una spinta fondamentale per l'insieme delle politiche progressiste latinoamericane e insieme la più chiara espressione degli aneliti di pace orientati verso la costruzione della giustizia sociale.

L'eventuale firma di un trattato di pace, in seguito ai Dialoghi dell'Avana in corso dal 2012 tra la guerriglia delle FARC-EP e il governo, permetterebbe un'apertura democratica che avrebbe l'effetto di rendere inutile l'impiego delle armi nella contesa politica. Tuttavia, sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, l'oligarchia ha sempre tradito ogni accordo di interruzione del conflitto. L'esempio più significativo è forse quello degli accordi del 1984, quando la guerriglia aveva firmato un cessate il fuoco col governo del presidente Betancourt. Il movimento politico che nacque in seguito a tale firma, l'Unión Patriotica, venne demolito in un bagno di sangue, con oltre cinquemila fra militanti, quadri e dirigenti assassinati dai paramilitari, costringendo l'insorgenza a tornare sulle montagne armi in pugno.

Tuttavia il popolo colombiano nel suo insieme è esausto della guerra, e il movimento popolare colombiano, ricompattatosi negli ultimi anni e dimostrando grande forza e capacità organizzative, soprattutto nelle mobilitazioni contadine, indigene e studentesche, sostiene a spada tratta la prosecuzione dei dialoghi, chiedendo che si arrivi alla pace. E' un movimento profondamente consapevole del significato da attribuire a tale parola e, lungi dall'accontentarsi della fine del conflitto, pretende che essa sia accompagnata dalla giustizia sociale.

Lo Stato colombiano deve essere trasformato in funzione di quella pace che non ha mai conosciuto, superando le strutture generate e sviluppate in funzione della guerra. Per ottenere questo risultato la strada maestra è una Assemblea Costituente, che affermi tutti quei diritti a lungo negati nella pratica, tra i quali il diritto dell'opposizione sociale a governare il paese per la prima volta nella sua storia.

Se tale apertura democratica si concretizzerà, sarà possibile un ulteriore rafforzamento delle istanze del movimento popolare e sindacale e su tale base si potrà sviluppare quella Nuova Colombia da cui la nostra associazione, come omaggio e auspicio, prende il nome.



1 http://www.buenastareas.com/ensayos/Popbreza-En-Colombia-Diferencia-Cifras-Sisben/2383081.html

2 http://www.codhes.org/images/stories/pdf/bolet%C3%ADn%2077.pdf

3 http://www.eltiempo.com/archivo/documento/CMS-7120268



www.nuovacolombia.net

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